Sono appena tornato dal Giappone dove si sono disputati i mondiali di pallavolo (prima femminili, poi maschili). Ero ospite della Mikasa per occuparmi di moda applicata al volley. Oramai la mia fama è giunta anche oltre oceano. Chi meglio di un pallavolista da decenni cittadino di Filottrano, città della moda per eccellenza, poteva collaborare con una multinazionale di abbigliamento sportivo come Mikasa. Ad Osaka sono stati super ospitali, mi hanno accolto al grido "Mi kasa, tu kasa". Tanti sono stati i match a cui ho assistito e altrettante le ore dedicate alla progettazione di una nuova muta in collaborazione con la stilista giapponese Na Tic Anuda. La difficoltà principale è stato l´argomento trasparenze. Quando ho iniziato a frequentare la pallavolo femminile, le ragazze giocavano con calzamaglia di lana, pantaloni a vita alta e lunghi fino al ginocchio, maglia a maniche lunghe e collo a lupetto e, per le gare invernali, anche il passamontagna. Poi col passare del tempo si sono scoperte le braccia e di seguito le gambe. Poi di recente, le maglie sono diventate canottiere (e le ascelle qualcuna ha cominciato a rasarsele, non tutte), i pantaloncini sono diventati short con metà natica all´aperto e addirittura si sono viste mini finestre sulla schiena per mostrare l´allacciatura del reggiseno. Io e Na Tic Anuda abbiamo deciso di cavalcare la tendenza ed abbiamo progettato la linea Mandorla (vedi immagine del modello di punta).

Di materiali tecnici anti-sudore e odore, con filtri Euro4 e dal design innovativo, la linea si caratterizza per gli spacchi posti nella zona ascelle/seno e nella parte posteriore del pantaloncino. Gli spacchi ricordano vagamente l´occhio a mandorla che contraddistingue la razza asiatica. Il successo della linea Mandorla è stato strepitoso, i giapponesi vedendo la muta addosso a delle giocatrici che si sono prestate per l´evento sono rimasti talmente sbalorditi che i loro occhi si sono talmente allargati da diventare "a noce".
Per parecchi anni ho avuto il successo che si riserva solo al migliore. L'esclusività delle mie caratteristiche mi aveva reso unico e ricercato. Potete immaginare le pressioni a cui ho dovuto resistere. Quegli anni a casa mia era sempre un via vai di general manager delle società di pallavolo italiane. Per non parlare poi delle ospitate nei programmi televisivi nazionali e delle serate nelle balere.
Di questo ed altro vi racconterò nei prossimi appuntamenti